Food Busters è un’associazione Onlus nata nel 2016 che opera nell’ambito del recupero alimentare redistribuendo le eccedenze e donandole a chi ne ha bisogno. I Food Busters non pretendono di salvare il mondo, ma sono convinti che sia un dovere provarci. Per questo ci piace definirli “supereroi contemporanei”. Abbiamo intervistato Diego Ciarloni e Simona Paolella, soci fondatori oltre che moglie e marito, e ci siamo fatti raccontare come è nato questo progetto.

Come è nata questa idea?

Il concetto di fondo è nato conoscendo ed intervistando malati oncologici che ci hanno raccontato che una volta guariti da malattie complesse e debilitanti incontrano grandissime difficoltà nel ricollocarsi nel mondo del lavoro. Spesso sono costretti a lasciare il lavoro per curarsi e, superata la malattia, si ritrovano senza nulla. A volte non hanno nemmeno il cibo! Allora ci siamo detti: dobbiamo trovare un modo virtuoso per creare opportunità di lavoro. Ed ecco che è nata Food Busters. Con la nostra associazione speriamo di creare opportunità di reintegro combattendo al contempo una piaga del nostro secolo: lo spreco alimentare.

Food Busters… Il vostro nome sembra quasi un gioco. A chi vi ispirate?

Per la nostra attività ci stiamo facendo aiutare da persone esperte che nel Nord Italia già da molti anni sono attive nella lotta allo spreco alimentare. Il nome è chiaramente ispirato ai famosi Ghost Busters. Loro erano supereroi che acchiappavano i fantasmi, noi siamo persone normali che acchiappano cibo e lo consegnano ai veri eroi contemporanei: coloro che cercano di vivere dignitosamente nonostante le difficoltà.

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Immagino che comunque non sia facile trovare contesti nei quali raccogliere cibo?

Non è semplice, ma stiamo crescendo e ci stiamo facendo conoscere ottenendo sempre più supporto. All’inizio ci siamo rivolti ai nostri amici, quasi in modo provocatorio: sareste disposti a fare un’offerta al vostro matrimonio per coinvolgere persone che vengano a recuperare le eccedenze alimentari? Ci hanno risposto di sì e così è nato tutto. Ci sta accedendo la stessa cosa capitata ai Ghost Busters: all’inizio nessuno credeva ai fantasmi ma dopo la prima chiamata ne hanno ricevute sempre di più.

Vi rivolgete soltanto a privati?

No, non solo. Stiamo cercando di coinvolgere anche gli Enti Locali, il loro supporto è fondamentale. Abbiamo bisogno dell’appoggio degli Enti Pubblici per coinvolgere i privati. Esiste una legge, la 166 del 2016, che prevede agevolazioni per le attività che dimostrino di svolgere attività di recupero costante. Dobbiamo fare conoscere questa legge ed attuarla. Vogliamo creare un marketing etico: gli imprenditori devono vedere nel recupero del cibo uno strumento equo-solidale che genera benefici sia per le loro attività che per la collettività. Sembrano concetti semplici ma dare loro attuazione non lo è affatto.

Tante difficoltà ma sicuramente anche tanti alleati e soddisfazioni vero?

Si, senza dubbio. Ogni volta che portiamo cibo recuperato in una struttura veniamo accolti con grande gioia. Viviamo esperienze molto umane, molto vere. E anche ai matrimoni, invitati e sposi sono sempre molto felici della nostra presenza. I banchetti nuziali assumono un significato diverso, più profondo.

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Dove vi porterà questa avventura?

Speriamo ci porti a diventare una realtà strutturata su tutto il territorio nazionale capace di generare opportunità di lavoro e di offrire una concreta risposta al problema dello spreco alimentare.

In cosa consiste esattamente lo spreco alimentare e come lo si può contrastare?

Lo spreco alimentare si identifica con tutto ciò che rimane integro in cucina o, nel caso dei supermercati, con tutte le eccedenze che, incartate e confezionate, non siano ancora scadute. Ovviamente noi recuperiamo solo le eccedenze alimentari che pur essendo in perfetto stato di conservazione verrebbero buttate.

Quali sono i contesti in cui oggi riuscite a fare attività di recupero?

Abbiamo cominciato da matrimoni ed eventi di vario genere come battesimi, sagre e compleanni. Ma ovviamente ci sono possibilità di recupero sistematico nel contesto delle attività ricettive, dei ristoranti, dei supermercati, delle mense aziendali.  Per molte attività fare recupero sarebbe anche un’attività di marketing. Abbiamo in mente di mettere in rete tutte le attività virtuose mostrando come le politiche di recupero generino valore. Lo spreco alimentare in Italia costa circa 12 miliardi di euro. Questo significa che si può fare ancora molto.

Quanto costa “ingaggiarvi”?

Pur offrendo un servizio che cerca di essere il più professionale possibile lavoriamo con le donazioni. Nei matrimoni, per esempio, il minimo che ci occorre per svolgere la nostra attività di recupero e consegna è un euro ad invitato.

Un importo irrisorio con il quale però si può contribuire ad un’iniziativa virtuosa.

Sì, Food Busters è una ONLUS, per cui non ha scopo di lucro. In ogni caso vogliamo offrire un servizio di qualità e coinvolgere quante più persone possibili nel nostro progetto. Noi amiamo sognare e speriamo che ci siano tante persone disposte a sognare con noi.

Testo a cura di Fabrizio Ricciardi
Foto: Mirko Silvestrini