Rosso come il corallo, nero come la notte

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Mentre migliaia di persone smarriscono la propria identità nell’oscurità delle sale slot, l’espansione del gioco d’azzardo legale fa da battistrada a quello illegale e lo potenzia.

Rispondendo ad una interrogazione parlamentare in materia di entrate fiscali per l’anno 2016, il Ministero dell’Economia e delle Finanze distingue il concetto di “raccolta”, inteso come insieme delle puntate effettuate in un anno, da quello di “spesa” che rappresenta la raccolta meno le vincite al gioco. La prima è pari a circa 96 miliardi di euro (+8% circa rispetto al 2015) mentre la seconda, cioè quanto di fatto alle famiglie è costato il gioco “legale”, si aggira intorno ai 19 miliardi (nel 2015 fu pari a 17.5 miliardi).

Il “Libro Blu”, pubblicazione annuale del Servizio Comunicazione e Relazioni esterne dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, precisa che l’incremento rispetto al 2015 risulta costituito per 1,23 miliardi dalle AWP (slot machine dette anche Amusement with prices), per 0,16 miliardi dalle VLT (Videolottery) e per 0,63 miliardi dal gioco del Lotto.

La filiera del gioco e dell’intrattenimento ad oggi conta oltre 6.600 imprese ed un bacino occupazionale di circa 200 mila addetti, e il comparto delle c.d. “macchinette” è in crescita.

Quali sono le origini del fenomeno? È nei primi anni Duemila che il gioco d’azzardo inizia ad essere visto come un settore dell’economia in grado di incrementare le entrate fiscali, e nel 2004 il Governo apre il business delle slot machine ai privati in maniera selvaggia, consegnando in mano a chiunque gli strumenti per la gestione di un settore tanto delicato quanto infinitamente redditizio.

A quel punto è ormai troppo tardi per rendersi conto del crescente ricorso, in particolare da parte dei giovani e delle categorie sociali più deboli, al gioco lecito ed illecito.

Nasce l’esigenza di formulare proposte normative con le quali contrastare il fenomeno che, nel frattempo, è divenuto oggetto di grande allarme sociale anche per l’intromissione della criminalità organizzata. Come ben illustrato in una relazione parlamentare sulle infiltrazioni mafiose e criminali nel gioco lecito ed illecito del 7 luglio 2016: “la criminalità organizzata non si è lasciata sfuggire l’opportunità di penetrare in un settore da cui possono derivare introiti ingenti e attraverso il quale possono essere riciclate ed investite, senza gravi rischi, elevatissime somme di denaro… l’interesse prevalente si registra nell’ambito delle macchinette, il quale assorbe oltre il 50% del comparto”.

Le condotte tipiche sono l’attivazione di apparecchi clandestini mai censiti, imposti negli esercizi pubblici esistenti nei territori sottoposti a controllo mafioso, e l’interruzione dei flussi di comunicazione dei dati di gioco dalle “macchinette” al sistema di elaborazione del concessionario. Il tutto, spesso, mediante l’infiltrazione di società, punti scommessa e sale da gioco intestate a prestanome, o attraverso la compartecipazione delle società che hanno ottenuto regolare concessione da parte dell’Agenzia Dogane e Monopoli.

La cronaca giudiziaria recentemente è tornata a parlare del caso della Global Starnet Limited (già Atlantis World Group of Companies NVB e Plus Giocolegale Limited), società offshore fondata nel 2004 a Saint Martin, Caraibi, pochi giorni prima della pubblicazione del bando per le concessioni: 30 mila dollari di capitale, di cui solo 6 mila versati. A controllarla segretamente c’è Francesco Corallo, figlio del noto pregiudicato Gaetano Corallo.

Una offshore anonima e senza bilancio, che autocertificò la sua solidità dichiarando cifre indicative e che, piano piano, si intrufolò nelle famiglie italiane con le prime 70 mila slot machine. E le tasse? Da una prima indagine emerse che i collegamenti alla rete non venivano effettuati e, a conclusione di un lungo processo, nel 2012 il gruppo Corallo venne condannato a risarcire 845 milioni. In secondo ed ultimo grado si scese a 335 milioni, fino alla sospensione della condanna nel 2015. Ad oggi non è stato risarcito un euro.

Una seconda inchiesta, guidata dalla Guardia di Finanza, porta nel dicembre 2016 all’adozione da parte del Tribunale di Roma di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di Francesco Corallo. Una delle accuse è di aver sottratto alle casse pubbliche oltre 250 milioni di euro, profitti incamerati con le “macchinette”, trasferiti all’estero ed occultati in anonime società offshore.

L’esame del provvedimento ha indotto il Presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione a formulare al Prefetto la proposta di adozione della misura di straordinaria e temporanea gestione nei confronti della società Global Starnet Limited, relativamente alla concessione dell’attivazione e della conduzione operativa della rete per la gestione telematica del gioco lecito. La procedura potrebbe condurre alla revoca della concessione, ma nel frattempo nelle sale slot è ancora notte.

Autore: Claudia Giacomini