Abbiamo appena terminato l’ascolto delle musiche di Alessandro Cicognini ed è già ora di dedicarsi ad altri grandi compositori del nostro cinema.

Il nome che abbiamo scelto e che ci accompagnerà per le prossime puntate è uno di quelli che hanno fatto la storia di questo mestiere. Attraverso le sue partiture, ancora oggi vivissime nell’immaginario collettivo, è riuscito ad imporsi come uno dei più autorevoli Maestri della musica applicata alle immagini, condizionando stile e gusto di intere generazioni di musicisti.

Signori e signori, siamo lieti di introdurvi nel mondo di Nino Rota.

Milanese, classe 1911, autore di oltre 170 colonne sonore tra cinema e televisione, Rota è iniziato alla musica in tenera età, dimostrando già da subito un talento fuori dal comune. A soli undici anni scrive la sua prima composizione orchestrale, intitolata Infanzia di S. Giovanni Battista.

Negli anni trenta si affaccia nel mondo del cinema, esordendo con il commento musicale di Treno popolare, un film di Raffaello Matarazzo realizzato 1933. Da questo momento in poi lavorerà assiduamente per il grande schermo, assecondando al meglio le richieste dei registi che nel tempo gli commissionarono numerosi lavori.

Osservando, o meglio, ascoltando con attenzione le composizioni del Maestro Rota realizzate per il cinema nell’arco dell’intera carriera professionale, si possono identificare almeno tre principali percorsi melodici.

Il primo – che è anche quello di cui vi renderemo conto oggi – si rivolge alla musica del cinema popolare; il secondo, al quale Rota deve la sua ascesa nella hall of fame dei compositori italiani, testimonia uno dei sodalizi più longevi e fortunati della storia del cinema e riguarda le musiche composte per i film di Federico Fellini; il terzo ed ultimo contempla una serie di composizioni più impegnate, maggiormente sinfoniche e caratterizzate da un più ampio respiro internazionale.

Prima di cominciare, una precisazione doverosa. Per ciascuno di questi filoni, che percorreremo da oggi e per le prossime puntate, ci troviamo nell’impossibilità, per ovvi motivi temporali, di presentare un campionario musicale esauriente. Vi avvisiamo, dunque, che saranno operate delle scelte, soggettive e, per qualcuno, anche discutibili. Pertanto ce ne scusiamo in anticipo.

Per addentrarci nell’atmosfera del “Rota popolare” abbiamo individuato tre titoli che crediamo facciano capire bene l’idea che si cela dietro questa particolare inclinazione musicale. Il carattere “popolare” di queste composizioni si comprende soltanto attraverso un’analisi dei contesti narratologici dei film di riferimento che, oltre ad essere stati una continua fonte d’ispirazione, hanno consentito l’elaborazione di musiche dotate di grande semplicità psicologica ed espressiva.

Si badi bene: non è in discussione il valore estetico delle partiture, né, tantomeno, il magistero tecnico dell’artista, che anzi, con spirito indagatore, dà sfogo alla sua creatività per descrivere, attraverso il linguaggio musicale, gli ambienti sociali più umili e svantaggiati.

Il nostro viaggio fra le musiche selezionate questa volta, però, procederà a ritroso. E cioè dalla più recente alla più lontana nel tempo. Cominciamo, dunque, con la partitura composta per Il maestro di Vigevano, un film del 1963 diretto da Elio Petri e tratto dall’omonimo romanzo di Lucio Mastronardi. Con il tema conduttore, intitolato I sogni del maestro, Rota riesce a scavare nello stato d’animo del protagonista, costretto a fare i conti con le petulanti richieste di una moglie insoddisfatta e con le prepotenze di un preside indisponente e arrogante.

Il maestro Mombelli, ben interpretato da Alberto Sordi, è perciò un uomo illuso dalla vita che arriverà persino ad abbandonare la scuola per tentare di mettere in piedi un piccolo calzaturificio, finendo tuttavia in rovina. La musica di Rota, malinconica e disincantata, è sostenuta da un coro di voci femminili che fa da controcanto al disagio dello sfortunato protagonista, il quale, grazie a numerose divagazioni oniriche, sembra tenere in vita una piccola fiammella di speranza.

La seconda tappa è rappresentata da La grande guerra, film di grande successo del 1960, interpretato dalla coppia Gassman-Sordi, per la regia di Mario Monicelli. Il titolo della pellicola offre immediatamente le coordinate spazio-temporali della vicenda. Esprimere musicalmente la profonda tragicità dell’evento bellico, e coniugare ad essa tutti quegli aspetti della vita di trincea che raccontano di un’umanità fragile e spaesata, non è cosa facile.

Tanto più se si pensa che il film è un classico esempio di commedia all’italiana. Eppure Rota, incredibilmente ispirato, fa rivivere nella sua partitura, impostata su un registro drammatico dove è ossessivo l’utilizzo della tromba a mo’ di richiamo militare, uno dei più celebri canti dei nostri soldati: Tapum. Un colpo di genio che gli consente non solo di sciogliere la tensione fin lì accumulata, ma di far calare ancor meglio lo spettatore nel contesto messo in scena.

Concludiamo la rassegna odierna con Fortunella, film del 1958 diretto dal grande Eduardo De Filippo. Ce lo siamo tenuti per ultimo non a caso. E’ bene sappiate che non si tratta di un pellicola particolarmente significativa della storia del cinema, tuttavia è assai utile per gettare le basi del ponte che ci condurrà verso le prossime puntate.

Per prima cosa basta dare uno sguardo al cast: chi, nel film, interpreta il ruolo della protagonista? Proprio lei, la signora Fellini, Giulietta Masina. Addirittura il Morandini lo ha definito «un film felliniano senza Fellini». Ma come si lega questo lungometraggio, che racconta di vicende di strada e di quartiere, alla musica internazionale del Maestro Rota?

L’indizio questa volta ce lo fornisce proprio il tema principale. Ascoltare per credere. Un vivace squillo di tromba è subito smorzato dagli archi che riproducono un’atmosfera sognante, non dissimile da quella de Il maestro di Vigevano.

Tutt’un tratto, però, la musica cambia. S’impone, tronfia, una marcetta – anch’essa a tratti felliniana – che a molti di voi dovrebbe ricordare qualcosa. Ma certo! E’ l’inconfondibile tema d’amore de Il Padrino, pietra miliare della filmografia di Francis Ford Coppola e, a livello musicale, uno dei massimi esempi del “Rota internazionale”.

Vi starete chiedendo come sia possibile. Ve lo racconteremo a tempo debito. Per oggi non ci resta che augurarvi buon ascolto!

Ideato da Michelangelo Cardinaletti
Storyteller: Fabrizio Ricciardi
Editing: Nicola Mariani