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Chiunque abbia un po’ di dimestichezza con il mondo discografico sa bene che nel retro di un compact disc, in fondo alla lista dei brani, potrebbe trovarvi, senza restare sorpreso, la sezione delle “bonus track”.

Questo accade quando l’editore sceglie di inserire dei contenuti “extra” al disco presentato, in special modo nel caso di raccolte monografiche dedicate ad uno specifico autore.

Non a caso in questa puntata, che fa seguito a un ciclo dedicato alla musica di Alessandro Cicognini per il cinema di Vittorio De Sica, ci siamo divertiti a individuare alcuni lavori del Maestro che potessero rappresentare le “bonus track” di questa nostra rassegna, al fine di poterla degnamente concludere.

Temporalmente siamo ancora negli anni Cinquanta. Il cinema italiano sta vivendo una fase di profondo mutamento. Si segnala la progressiva conquista di campo della commedia, che nel decennio fa registrare un grande successo presso il pubblico.

Se è indiscutibile, infatti, il valore delle opere di Rossellini, Visconti e De Sica, che nel secondo dopoguerra furono tappe fondamentali del progresso culturale italiano, è altrettanto vero che talune opere, all’epoca bistrattate e classificate sotto l’etichetta di neorealismo rosa, riuscirono ad essere, proprio per il radicale cambio di tono e delle tematiche messe in scena, una leggera e piacevole evasione per milioni di italiani, catapultati dopo vent’anni di dittatura in una delle fasi più incerte della loro storia, sia da un punto di vista economico, che da un punto di vista politico e sociale.

In questi anni Cicognini continuò a lavorare attivamente anche per altri registi, firmando le colonne sonore di alcune delle commedie più fortunate di questo periodo.

Nella puntata odierna abbiamo pensato di proporvi una quaterna di “bonus track” che, sintonizzate su frequenze più comiche rispetto alle precedenti, testimoniano ancora una volta il genio musicale del loro autore, sensibile e acuto manipolatore delle sette note al servizio della settima arte.

La prima colonna sonora riguarda un cult senza tempo. Nel 1952 – esattamente un anno dopo Miracolo a Milano – usciva nelle sale cinematografiche Don Camillo per la regia di Julien Duvivier, celebre personaggio che, insieme al suo nemico-amico Peppone, ha reso celebre Giovanni Guareschi, l’autore letterario della coppia, nel mondo.

Per questo film Cicognini elabora un tema festoso a tempo di valzer, utilizzando nell’incipit il suono delle campane e che, nel suo svolgimento, evoca una dimensione quasi fiabesca, in grado di anteporre valori universali come l’umanità e la fratellanza allo scherno politico dei due protagonisti.

La seconda colonna sonora scelta è tratta da Pane, amore e fantasia, un film del 1953 di Luigi Comencini. Ritorna ancora il nome di Vittorio De Sica, ma questa volta esclusivamente come interprete, al fianco di Gina Lollobrigida. La pellicola, inserita nella lista dei 100 film italiani da salvare, ebbe enorme successo non solo in patria, ma anche all’estero.

La storia è ambientata in un borgo immaginario dell’Italia centrale e la musica di Cicognini, scritta per l’occasione, ricrea ad arte l’atmosfera rurale e campestre di questo piccolo paesino, dove la tradizione popolare sembra confondersi con motivi musicali folcloristici e dal sapore antico.

La terza proposta è tratta da un film del 1954 di Luigi Zampa, dove si segnala la prova di livello di un giovane Alberto Sordi. L’arte di arrangiarsi – questo il titolo – nasce da un’intuizione di Vitaliano Brancati, che è autore del soggetto e della sceneggiatura, e racconta le vicende di Rosario Scimoni, un furbo prevaricatore specializzato nel cambio di casacca politica pur di ottenere vantaggi personali e garantirsi le spalle coperte.

Cicognini elabora un tema che si sviluppa su un registro ironico e grottesco davvero adatto ad accompagnare la guasconeria del protagonista. Un motivo sornione, strutturato principalmente da fiati e ottoni, si intervalla ad un fugato di violini.

Quanto di meglio per esprimere musicalmente l’arroganza e l’inganno cui ricorre per il proprio gioco l’opportunista personaggio interpretato da Sordi.

La quarta ed ultima proposta è La banda degli onesti, un film del 1956 di Camillo Mastrocinque per il quale Cicognini scrive un’altra partitura memorabile.

La pellicola, che rappresenta uno dei punti più alti della filmografia di Totò e Peppino, protagonisti insieme all’ottimo Giacomo Furia, racconta le buffe vicende di tre aspiranti falsari che, una volta brevettato il sistema per stampare il denaro, rinunciano all’idea di utilizzarlo per paura di essere scoperti.

Il compositore filtra abilmente gli umori del film attraverso il suo stile inconfondibile e realizza un tema piacevolissimo e che si adatta alla perfezione ai fotogrammi della pellicola.

Prima di lasciarvi alle musiche del Maestro, ci teniamo davvero a rivolgere un pensiero affettuoso ad un artista irripetibile della storia della musica da film, con la speranza che questo nostro piccolo omaggio possa essere per lui, ovunque egli si trovi, motivo di consolazione per le ansie e le inquietudini vissute nelle ultime fasi della sua vita. Viva Cicognini! Buon ascolto!

Ideato da Michelangelo Cardinaletti
Storyteller: Fabrizio Ricciardi
Editing: Nicola Mariani