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Delle tante tappe attraversate dal cinema italiano ce n’è una in particolare che lo ha reso celebre in tutto il mondo.

A partire dalla fine della seconda guerra mondiale, in un momento storico davvero complesso, si apre in Italia la fortunata stagione cinematografica del Neorealismo. L’aderenza alla realtà quotidiana, il racconto del disagio sociale generato dal conflitto bellico, l’utilizzo di attori presi dalla strada, le riprese effettuate all’esterno, sono solo alcune delle cifre distintive di questo nuovo genere.

È alle pellicole di Roberto Rossellini, di Luchino Visconti, del duo De Sica-Zavattini che molti dei registi di oggi ancora si ispirano. Ed è proprio grazie al Neorealismo che la musica da film comincia ad assumere una fisionomia nuova (sebbene con le dovute differenze fra i vari compositori) distaccandosi sempre più dalla tradizione passata.

La guerra aveva portato con sé miseria e distruzione, aveva sconvolto gli animi di molte persone. Come i registi, anche i musicisti, venuti a contatto con realtà fino ad allora semisconosciute e spinti dal desiderio di ricostruire, se non materialmente almeno culturalmente il Paese, vissero una stagione di intensa creatività.

Fra loro vi è un nome che più di tutti ha incarnato questo vento di novità, coniando un nuovo modo di fare musica e divenendo così uno dei più importanti e più influenti compositori della storia del cinema: Alessandro Cicognini.

Nato a Pescara nel 1906, completò gli studi al conservatorio “G. Verdi” di Milano. Si avvicinò presto alla settima arte, che nel frattempo si dimostrava sempre più attenta al ruolo della musica e che offriva ai compositori la possibilità di poter eseguire con immediatezza le proprie musiche.

Intuì che il cinema avrebbe di lì a poco intercettato gli interessi popolari, prendendo il posto della tradizione lirica e operistica e configurandosi anche come terreno per nuove sperimentazioni.

Esordì trentenne sotto il fascismo per un lungometraggio di Guazzoni, I due sergenti. In quegli stessi anni Cicognini strinse un importante sodalizio artistico con Alessandro Blasetti, per il quale compone le musiche di quasi tutti i suoi film. Ma è alla fine della guerra che la sua carriera spicca il volo, quando accettò nel 1946 di realizzare il commento musicale di Sciuscià, capolavoro di De Sica premiato agli Oscar nella categoria “miglior film straniero”.

Il successo straordinario ottenuto lo porta alla ribalta internazionale, finendo per essere scelto anche da importanti registi stranieri. La collaborazione con De Sica e Zavattini si protrasse nel corso degli anni e diede origine ad opere di assoluto valore quali Ladri di Biciclette, Umberto D., Il tetto, L’oro di Napoli, Il giudizio Universale, Miracolo a Milano.

È delle musiche di questi film che vorremmo parlavi. Ma prima lasciatevi raccontare questo aneddoto.

Alla fine degli anni Cinquanta, Cicognini attraversò un periodo molto difficile, determinato dall’uscita di scena dei suoi registi di fiducia. Fu colto da una grave depressione che lo condusse a giudicare con severa insoddisfazione la sua opera. Una sera, dopo aver raccolto tutte le partiture in uno scatolone, si recò sulle sponde del fiume Aniene per eliminare definitivamente il lavoro di tutta una vita.

Se oggi è possibile riascoltare in ottima qualità parte di queste straordinarie musiche lo si deve all’iniziativa di alcuni fabrianesi e al talento del Maestro Giorgio Spacca, il quale, con il solo aiuto del film, quindi con un sonoro inquinato da dialoghi e rumori di fondo, è riuscito nell’impresa di ri-orchestrare i numerosi brani andati perduti.

L’intero lavoro, eseguito dall’orchestra sinfonica delle Marche, è stato inciso su compact disc sotto la supervisione di Maestro Manuel De Sica, figlio di Vittorio, restituendo definitivamente onore e dignità ad uno dei più grandi compositori di musica da film italiani.

Apriamo quindi un breve ciclo dedicato alla musica di Alessandro Cicognini, proponendovi oggi il tema ironico e drammatico allo stesso tempo di Sciuscià. A distanza di oltre settant’anni sorprende per la grande modernità dei mezzi espressivi e per il perfetto grado di intesa che stabilisce con la dimensione fanciullesca che avvolge i due bambini protagonisti, ma con un retrogusto amaro che prelude alla tragedia finale. Buon ascolto!

 

Orchestra sinfonica delle Marche – Siuscià (Tema) di A. Cicognini

 

 

Ideato da Michelangelo Cardinaletti
Storyteller: Fabrizio Ricciardi
Editing: Nicola Mariani