Un’esecuzione che ha messo insieme due cori, due pianoforti, un harmonium, quattro cantanti lirici. E questi numeri, da soli, riescono a dare l’idea della complessità della composizione rossiniana che ha tenuto i presenti in una continua tensione emotiva, quella regalata da un Rossini che i più nemmeno osavano immaginare.

Maratona Bach

È lo stesso grande pesarese ad offrire la cornice necessaria per capire il suo capolavoro: “Buon Dio, ecco terminata questa povera piccola Messa. È musica sacra quella che ho fatto o musica esecranda? Io sono nato per l’Opera Buffa, tu lo sai bene! Un po’ di scienza, un po’ di cuore, tutto là. Sii dunque benigno, e accordami il Paradiso. G. Rossini. Passy. 1863”. Una vera e propria dedica di un uomo che, cinque anni prima di lasciare questo mondo, probabilmente aveva più voglia di mettere al servizio dell’anima la sua arte musicale. Si fa più serio, senza però rinunciare ai suoi vezzi, alla sua giocosità, al suo sguardo disincantato ed ironico sul mondo.

Maratona Bach

Lo dice bene il musicologo Paolo Peretti nell’articolata scheda di approfondimento sullo spettacolo: “La spia di una certa irriverenza sta già nel titolo: come può essere una composizione musicale “piccola” e “solenne” allo stesso tempo? Stravagante è altresì la veste con cui la Messa viene concepita dall’autore, perché le voci umane sono accompagnate da due pianoforti e un armonium; mai si è vista né sentita – prima o dopo – una messa con un simile organico (più tardi, Rossini l’avrebbe orchestrata, ma solo per evitare che lo facesse qualcun altro dopo la sua morte).

Maratona Bach

E se l’armonium, allora di recente invenzione, può essere considerato un surrogato dello strumento da chiesa per eccellenza, l’organo, il pianoforte – o meglio i due pianoforti – richiamano invece l’atmosfera del salotto, non certo quella ecclesiastica. Perciò qualcuno vorrebbe vedervi un’inedita Messa… da camera, ammesso che un tal genere sia concepibile. Questi interrogativi e dubbi rimarranno, probabilmente, senza soddisfacenti risposte. Certo è che Rossini ne fu assolutamente consapevole, poiché appose sull’autografo un paio di annotazioni in francese di propria mano, una all’inizio e l’altra alla fine della partitura”.

Maratona Bach

Prova decisamente superata dall’ensemble, in un amalgama originale, raffinato ed impegnativo per tutti. Se i professionisti hanno confermato il loro talento, i due cori amatoriali (‘Tommassini” di Serra de’ Conti e “Unisensus” di Senigallia) hanno sorpreso per autorevolezza e sicurezza nell’affrontare vere e proprie montagne russe vocali, imponendo all’esecuzione inserimenti corposi.
La direzione, sicura e tenace, del maestro Mirco Barani.

Maratona Bach

Claudia Carletti soprano; Anastasia Pirogova contralto; Patrizio Saudelli tenore; Gianpiero Ruggeri basso hanno prestato le loro voci alle diverse parti della messa. Il maestro Ilenia Stella primo pianoforte, ha sostenuto continuamente e con intensità l’intera opera, coadiuvata in alcune parti dal secondo pianoforte di Rosella Laudi.

Maratona Bach

Lorenzo Antinori ha dato respiro all’harmonium, specialmente nel ‘preludio religioso’. È ancora Peretti ad aiutarci a comprendere meglio questo strumento, ormai poco consueto nei luoghi liturgici, come in quelli concertistici: “Qualcuno ha detto, non senza ragione, che il tema ricorda quello della fuga n. 16 del I libro del Clavicembalo ben temperato di Bach. Comincia con un’introduzione di accordi ribattuti, per poi sviluppare contrappuntisticamente una minima cellula tematica di quattro note che conferisce al pezzo un carattere astratto e profondamente contemplativo”.

Maratona Bach

Piccola messa solenne che in una calda serata d’estate ha fatto respirare tante anime.

IL VIDEO DELLA PETIT MESSE SOLENNELLE
a cura de La Voce Misena / Radio Duomo

 

LA PHOTOGALLERY

Autrice: Laura Mandolini - La Voce Misena / Radio Duomo -  
Foto: Mirko Silvestrini