Io Sono Mia – Recensione

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Da Riccardo Donna, già regista del film dello scorso anno su Fabrizio De André, “Principe Libero”, un nuovo biopic sulla voce regina della musica popolare italiana.

La carriera di Mia Martini, al secolo Mimì Berté, si accende e brucia lentamente come le sigarette che fuma senza posa.
La trama si sviluppa su due piani cronologici: da un lato, i due giorni precedenti l’esibizione di Mia al festival di Sanremo dell’ 89, che ne rappresenta il grande ritorno sulle scene; dall’altro stralci della vita precedente, raccontati da Mimì a una giornalista che avrebbe voluto intervistare Ray Charles e si ritrova invece per le mani la cantante, che non calca palchi importanti da 6 anni.

I drammi, il talento e le passioni di quest’artista dal carattere forte e spigoloso sono ben rappresentati in un’opera che sfugge in parte alla tentazione, tipica dei biopic, di mitizzare il personaggio.

Chiaramente, la vita della Martini viene ampiamente ridotta e parzialmente rivista, ai fini della narrazione e della tematica dominante.

E così, dietro all’artista che tutti conoscono, si lascia intravedere l’essere umano, rimasto schiacciato nella macchina dello showbiz nostrano, che la spreme e ne inquina tutta la vita, compresi i rapporti affettivi. Oltretutto, con una modalità tipicamente nostrana, attraverso pettegolezzi e superstizioni che alla fine diventano una valanga e seppelliscono tutta la sua carriera, fino al ritorno sul palco del festival.

La sensazione è di essere, con Mimì, intrappolati in un destino fortemente desiderato, ma poi rivelatosi una maledizione. Gli stessi meccanismi che permettono alla sua voce di raggiungere milioni di persone, distruggono lei e alla fine la sua stessa voce.

mia martini prospettive

In un cast zoppicante, brilla nell’imitazione musicale della Martini Serena Rossi, in grado di riprodurre (quasi) fedelmente la voce della cantante in ogni brano del film.
Ironia della sorte, è passata lei stessa attraverso l’evoluzione contemporanea di quello stesso Star System, vincendo, in uno dei momenti più alti della sua carriera, il talent Tale e quale Show.

Alla fine, una domanda emerge imperante: è possibile criticare l’industria dello spettacolo dal suo interno, cercando di raggiungere più persone possibili con un messaggio di rottura e di denuncia? O ci si deve per forza piegare alla logica di mercato, alla fine? Il film non risponde, e si inserisce di fatto in quel filone recente di film e documentari (Amy; What happened, miss Simone?; Cadillac Records ecc…) in cui non si capisce se lo sguardo critico sia sincero o dettato dal modo dominante di narrare i personaggi famosi.
Le star maledette e tormentate suscitano sicuramente più empatia e vicinanza nel pubblico, e vengono spesso tralasciati gli aspetti più umani del genio che esprimono, le amicizie, le normalità, le fragilità, a meno che non siano drammatiche e profonde fino a portare alla distruzione del personaggio.

È lo stesso regista, in un’intervista a “Repubblica” a suggerire il tipo di riflessione a cui è portato il pubblico: si pone questa domanda “Perché Mimì non ha lottato di più? Perché ha accettato tutto questo senza reagire?” come se la cantante fosse un’eroe in lotta contro il mostro, e non avesse scelto a suo tempo di far parte di un preciso mondo, con tutte le sue contraddizioni.

Quello che emerge, da “io sono Mia”, è un ritratto a metà strada tra questa forma di idolizzazione e una rappresentazione sincera e diretta, a tratti molto emozionante.

Autore: Giovanni Simone