In ogni nota un luogo, in ogni pezzo un viaggio

Tempo di lettura: 2'

1175

Giovanni Falzone “Solo Project”

“Il migrante è una persona che vuole portare ricchezza e, al contempo, arricchirsi” Giovanni Falzone.

Sono le 18,30 di Venerdì 28 luglio quando la Pinacoteca San Domenico si riempie del suono della tromba del maestro Giovanni Falzone ed il tempo sembra rimanere sospeso.

Falzone è un trombettista geniale, lo si comprende fin dalle prime battute, ascoltandol’inimmaginabile quantità di note che è in grado di produrre con la sua “magica lastra d’ottone”.

Le loop stations, sapientemente manovrate, contribuiscono ad arricchire la magia di una serata che rimarrà impressa a lungo nella mente e nel cuore degli spettatori.

Falzone compone in tempo reale, avvalendosi di ogni genere di strumento sonoro e giocando con la sua voce per arricchire i brani. A far da padrone, inevitabilmente, il suo strumento prediletto: la tromba.

Le emozioni sgorgano direttamente dalla campana dello strumento e travolgono la platea con la loro potenza.

È uno spettacolo.

Diplomatosi in soli quattro anni al conservatorio “Vincenzo Bellini” di Palermo, dopo aver maturato esperienze significative nell’ambito della musica classica, Giovanni Falzone è oggi uno dei protagonisti del jazz italiano ed europeo.

Con i suoi pezzi racconta la preziosa eredità ricevuta negli ultimi vent’anni della sua vita, da quando la musica lo ha portato dalla nativa Sicilia in giro per il mondo, mettendolo a contatto con culture musicali diverse.

Falzone si colloca nel solco di una tradizione antica, nata agli inizi dell’800, quando Tripoli dichiarò guerra agli Stati Uniti e questi si allearono con il Regno delle Due Sicilie che mise i suoi porti a disposizione delle navi americane.

Proprio in quegli anni, a Catania, il capitano dei Marines John Hall rimase così affascinato dal talento di alcuni musicisti locali da decidere di ingaggiarli nella banda del prestigioso corpo militare americano.

Fu così che numerosi musicisti siciliani cominciarono ad imbarcarsi per trovare fortuna oltreoceano, incidendo in maniera decisiva sulla musica statunitense. Addirittura, come è emerso dalla ricerca del Professor Francesco Martinelli (Direttore dell’archivio Arrigo Polillo di Siena Jazz), questi musicisti nostrani avrebbero favorito la nascita del Jazz.

Falzone, sul palco di Exodus, ha rielaborato e sviluppato cellule tematiche estrapolate da culture musicali diverse dando vita ad uno spettacolo unico, nel quale hanno convissuto jazz, rock, musica classico-contemporanea e folk.

 

Ma Exodus Stage non finisce qui: stasera (29 luglio) gli echi della migrazione riecheggeranno con la musica di Roberto Dani, dalle 18:30 presso la pinacoteca San Domenico.

 

Autore: Fabrizio Ricciardi 
Foto: Mirko Silvestrini