Roberto Ottaviano “Lontano”

La distanza fisica, e spesso anche mentale, da ciò che si è lasciato alle spalle dopo una partenza, è il percorso introspettivo e musicale attraverso il quale ci conduce Roberto Ottaviano.

Con la sua solo performance, il musicista, uno dei massimi specialisti del sax soprano a livello internazionale, ci racconta gli echi nostalgici di chi parte, viaggia, emigra, ed oggi, come nel passato, attraversa le nostre terre. Le voci tormentate e infine i respiri calmi dopo le fatiche del viaggio, sussurrate dal musicista attraverso il suo strumento, diventano sensazioni quasi tangibili, e scorrono lungo le pareti e le volte della suggestiva Pinacoteca San Domenico, regalando un’immagine che rimane scolpita per l’intera durata della performance.

La creazione di sonorità indigene ed ispirate alle musiche tradizionali del bacino del Mediterraneo, trasportano l’ascoltatore in luoghi che, come ci spiega il musicista, in un’altra epoca hanno conosciuto una ricchezza culturale oggi adombrata. Le musiche vogliono essere “cariche dell’afflato di una terra forse abbandonata per sempre”, aggiunge Roberto Ottaviano, una terra che si percepisce già lontana.

Musicista sensibile al tema della migrazione, nasce in una regione, la Puglia, che da sempre è approdo e passaggio obbligato di molte popolazioni. È ancora vivo in lui il ricordo del primo grande esodo dall’Albania verso l’Italia, racconta, e di quando le persone venivano temporaneamente sistemate nel vecchio stadio di Bari per affrontare l’emergenza.

Il suo progetto musicale più che all’aspetto dell’integrazione tra i popoli guarda al senso di abbandono del Paese di origine e all’interrogativo davanti al quale, chi viaggia, può ritrovarsi senza saper dare una risposta: tornare o proseguire?

Roberto Ottaviano riesce a cogliere un aspetto che anche oggi, parlando di migrazione, viene poco considerato, e che spesso cede il passo alle esigenze pratiche di gestione del fenomeno. Quello dell’essere umano nel viaggio, prima che nell’arrivo, una dimensione all’interno della quale i migranti, per giorni e mesi dopo essere giunti a destinazione, ancora sono immersi completamente.

Il musicista arriva anch’esso a destinazione, ed alla fine del percorso, che compie anche fisicamente attraversando la pinacoteca mentre il suono deciso dello strumento rapisce e tiene alta la carica emotiva di chi ascolta, si ha la sensazione si, di essere ormai lontani, ma al sicuro perché la condizione del singolo è condivisa, è dialogante con quella di chi ci circonda anche se non è più con noi.

Questa sera, 26 luglio, il palco di Exodus continua il suo percorso con l’ insolita fisarmonicadi Simone Zanchini e il suo progetto “Quasi acustico”. Dalle 18:30 presso la Pinacoteca San Domenico, Via Arco d’Augusto.

Autore: Claudia Giacomini 
Foto: Mirko Silvestrini 

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