Ieri la Pinacoteca di San Domenico si è popolata di scenari, luoghi, profumi, personaggi che hanno narrato al pubblico di Exodus vicende umane reali, storiche e fantastiche.
Exodus Fano Jazz 2018Inaspettati protagonisti aleggianti tra le colonne e le navate, sorvolavano le teste degli spettatori e circondavano il loro creatore: Francesco Bearzatti. A suggerire questa iconica esperienza è la melodia del clarinetto, con cui il musicista friulano introduce “This land is your land”, progetto musicale ispirato dall’omonima canzone dello statunitense Woody Gutrhie, che Bearzatti trasforma e plasma con i temi della contemporaneità e della migrazione. Ad accompagnarlo i suoi strumenti a fiato: clarinetto e sax tenore, che con grande talento vengono suonati, ora l’uno o l’altro, ora contemporaneamente, disegnando un’atmosfera unica.

Exodus Fano Jazz 2018Note sinuose, ondeggianti, ipnotiche, aprono le porte alle vicende di questo mondo parallelo, siamo in Medio oriente. Sono le 18:30 e dalla campana del clarinetto si leva un fumo magnetico, speziato: Francesco Bearzatti ha iniziato il suo rito ipnotico e guida sapientemente il suo pubblico verso una Traversata. Inizia una ricerca. Suoni lineari, poi zigrinati, poi sinuosi e lenti, si rincorrono e dialogano passando dal jazz classico a elementi di world music con contaminazioni geografiche di terre lontane. Un’imbarcazione è in partenza sul palco di Exodus, bolle di suoni echeggianti lasciano presagire ricordi, giochi, nostalgie e speranze.
Exodus Fano Jazz 2018In questo viaggio Francesco Bearzatti, musicista brillante e consapevole, fa un grande dono al suo pubblico: non lascia mai l’ascoltatore in balia delle proiezioni emanate dalla sua musica. Col suo spirito gentile, curioso e delicato non concede alle angosce degli abbandoni, del mare e del naufragio, di divenire soverchianti, soffocanti. Melodie silenti, acute, nostalgiche scivolano verso dimensioni briose, vivaci, saltellanti, ricche di aspettative, di spensieratezza. È la grande forza della musica e dell’uomo, spingersi al di là del reale con il potere della fantasia, per sopravvivere.

“Questo viaggio che ho immaginato, che sto immaginando, racconta di un naufragio. Ma nel mio viaggio arrivano dei personaggi mitologici: le sirene.”
Quello che fino a poco prima aveva espresso con la grammatica delle note, ora Bearzatti lo traduce con il linguaggio delle parole. Se con il suo clarinetto e il suo sax, è lui a sollevare il pubblico dalle angosce della “tragedia dello spettatore”, ad accogliere i naufraganti sono le voci e le braccia delle sirene.

Il naufragio è intenso, impetuoso, traumatico, il sax urla roboante. Le grida degli uomini in mare si intrecciano alle sonorità acute, sibilanti di voci lontane, femminili. Un richiamo, reciproco, in attesa dell’incontro. Sax e clarinetto si parlano. C’è una comprensione profonda, un’intimità, una complicità esclusiva, amara. Ma l’autore non si smentisce, quelle melodie inquiete, a poco a poco si fanno soavi, serene, fino a trasformarsi in una culla che accoglie. E il pubblico fa un sospiro di sollievo. Francesco Bearzatti, narratore e autore di quest’esperienza, risveglia lentamente gli spettatori ripercorrendo le tappe del viaggio, per ritornare là dove tutto è partito. Il pubblico applaude, dal battito delle mani il musicista scorge un ritmo.

Exodus Fano Jazz 2018

Non può lascarlo cadere, lo incalza, ed ecco, intreccia una nuova melodia. L’improvvisazione nasce, e lui si concede generoso, ancora una volta in uno scambio animato e vivace.

Exodus Fano Jazz 2018

La storia finisce nel miglior modo possibile, con l’immagine dell’artista che suonando se ne va ad ipnotizzare qualcun altro, in un’altra parte del mondo. Questa sera alle 18:30 il vibrafono e le percussioni di Pasquale Marra chiuderanno la terza edizione della rassegna di “Exodus: gli echi della migrazione”.

Autrice: Erika Belfiore
Foto: Mirko Silvestrini