“Exodus Stage: gli echi della migrazione”, è uno spazio all’interno di Fano Jazz By The Sea ideato nel 2016 per far vibrare sonorità che rimandano al viaggio, al superamento dei confini, alla libertà di raggiungere altro rispetto a ciò che conosciamo.

Roberto Dani saluta con eleganza il pubblico, che ha partecipato numeroso a tutta la rassegna, regalando suoni e magici silenzi che suggeriscono nuove destinazioni per il corpo e per la mente.

Batterista e ricercatore musicale, nato nel 1969 a Vicenza, inizia a suonare da giovanissimo come autodidatta e sin da subito inizia una ricerca tesa ad emancipare il ruolo melodico e solista del proprio strumento.

Trasforma la batteria in complice attrice con la quale mette in scena un duetto emozionale e comunicativo che introduce chi assiste a quella che da performance musicale diventa opera teatrale, indicando nuove prospettive e interpretazioni degli spazi e della musica.

Il rapporto che Roberto Dani ha con il suo strumento è un percorso che si evolve costantemente e che manifesta influenze provenienti dal teatro, dalla danza, dalla musica contemporanea e da ambiti più schiettamente jazzistici.

Prima della sua esibizione egli si muove tra gli elementi della batteria, li accorda dialogando intimamente con ciascuno di essi, li predispone per altre sonorità e inconsuete posizioni, inserendo tra loro archetti, cimbali, oggetti comuni e l’antica zitra, che dispone sopra la grancassa.

Il pubblico è incuriosito, rapito dall’atmosfera surreale che l’artista riesce a creare prima ancora che venga emesso il suono, disorientato rispetto alla presenza scenica che assume lo strumento.

 

Le prime note sono delicate, sospese, predispongono ad imminenti silenzi che diventano essi stessi suono, vissuto da ciascuno interiormente, in un’ attesa condivisa e curiosa di ciò che sta per accadere.

Gli archetti sfiorano i piatti e i tiranti delle casse, generano melodie insolite che stupiscono per la loro inaspettata dolcezza, abbattono i confini tra la musica scritta e l’improvvisazione.

 

Ormai i presenti sono partecipi dello stesso viaggio che sta intraprendendo Roberto, lo seguono nella sua danza, ascoltano il suo respiro, rispondono alle sue suggestioni e ne percepiscono le emozioni.

Sembra che lo spazio fisico tra l’artista, la batteria e il pubblico sia sempre più indefinito e aperto e i primi ad accorgersene sono i bambini, che si avvicinano a lui con un rispettoso quanto inconsueto silenzio.

La performance prosegue in un crescendo di sonorità sempre più definite e ritmiche, i gesti si fanno più “violenti”, le bacchette scivolano tra le mani e accarezzano o colpiscono gli oggetti che generano suoni…il coinvolgimento del pubblico è palpabile seppur nessuno si muova.

Sui volti si disegnano nello stesso istante espressioni di stupore, ilarità finanche di irritazione per quei suoni così penetranti che scuotono gli animi.

Tutto è condiviso, tutti sono attori sullo stesso palcoscenico e si apprestano a concludere insieme questo insolito viaggio, ringraziando con la sonorità del loro applauso Roberto Dani, per aver svelato come sia possibile ed esaltante lasciarsi stupire di fronte all’inatteso.

Autore: Monica Grossi
Foto: Mirko Silvestrini

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