Venerdì 10 aprile è andata in onda una conferenza stampa di Giuseppe Conte, un appuntamento ormai tradizionale nel corso del quale il Premier aggiorna gli italiani sulle disposizioni adottate dal Governo per affrontare l’emergenza epidemiologica in corso ed enuncia le misure di carattere economico varate dal Consiglio dei Ministri.

L’intervento di Conte è stato trasmesso a reti unificate, privilegio riservato alle massime cariche dello Stato quando sono chiamate a fornire messaggi importanti alla Nazione.

Il Presidente del Consiglio, come di consueto, ha puntato la telecamera e guardando diritto negli occhi gli italiani ha cominciato il suo discorso, caratterizzato dal consueto garbo e dalla solita brillante dialettica.

Un atteggiamento rassicurante. Durante gli annunci del Premier si ha la sensazione di essere in buone mani, protetti. Conte, quando parla, è credibile. E questo deve essergli riconosciuto.

Nella conferenza stampa del 10 aprile il Capo del Governo ha innanzitutto confermato che il lockdown italiano proseguirà sino al 3 maggio. L’Italia resta blindata, i numeri dei contagi non consentono ancora di aprire la tanto agognata “fase 2”, quella in cui, gradualmente, si dovrebbe assistere alla progressiva riapertura delle imprese per poi arrivare ad un graduale ritorno alla normalità.

Successivamente Conte ha ribadito gli interventi economici in favore dei privati e delle aziende. Ma questa “potenza di fuoco”, questa “manovra poderosa” che dovrebbe evitare il collasso dell’economia italiana risulta per ora solo nei testi dei decreti. Gli italiani non hanno ancora ricevuto un euro e, in alcuni casi, non si è nemmeno capito quando ed in che modo arriveranno i soldi promessi. 

E questo aspetto non è passato inosservato. I cittadini, complice anche il protrarsi della reclusione forzata, cominciano a spazientirsi, a manifestare i propri malumori, addirittura ad accusare il governo (e quindi Conte) di fare solo proclami, ma pochi fatti.

La situazione è resa ancora più complessa dall’atteggiamento dell’Europa, restia ad adottare politiche economiche condivise capaci di scongiurare il pericolo di default. Convincere l’Europa non è mai stato facile per nessuno e non lo è nemmeno per Conte. Ed è proprio su questo fronte che le opposizioni, strumentalmente, hanno accusato il governo di aver “svenduto l’Italia”, accettando di sottoscrivere il Mes, un meccanismo a loro dire penalizzante per il Belpaese.

Dopo giorni di accuse il Primo Ministro non ha resistito e reagendo alle provocazioni, in un passaggio della sua conferenza stampa, ha compiuto quella che sembra essere la prima vera “caduta di stile” da quando siede a Palazzo Chigi. “Il Mes esiste dal 2012 – afferma – non è stato istituito ieri o attivato la scorsa notte come falsamente e irresponsabilmente è stato dichiarato da Matteo Salvini e Giorgia Meloni. Questo governo non lavora col favore delle tenebre: guarda in faccia gli italiani e parla con chiarezza”.

Una bordata pazzesca. Uno schiaffo in pieno volto a Salvini e Meloni.

L’attacco diretto ai due principali esponenti dell’opposizione risuona a reti unificate in diretta nazionale provocando reazioni diverse negli ascoltatori. Molti hanno pensato: finalmente!

Qualcuno che ha il coraggio di denunciare lo sciacallaggio, la menzogna e l’ipocrisia di una destra priva di contenuti e dignità! Ma superata l’inziale ubriacatura occorre riflettere in maniera intellettualmente onesta su quanto accaduto. Il Presidente del Consiglio, parlando alla nazione intera ha utilizzato uno spazio dedicato ad informare sulle ultime novità relative all’emergenza per mettere alla gogna gli avversari politici.

Era davvero necessario? Soprattutto: era opportuno?

Gli italiani in quel contesto avevano necessità di ricevere aggiornamenti su come affrontare l’epidemia, la crisi economica, la paura. Il Premier avrebbe dovuto limitarsi a questo, che è ciò di cui ha bisogno il Paese in  questa fase. Non certo di una schermaglia politica che, per quanto provocata dai soliti avvelenatori di pozzi, non può trovare spazio in un discorso a reti unificate rivolto ad una Nazione in piena emergenza.

Conte avrebbe dovuto smentire Salvini e Meloni, sbugiardarli ed azzerarli. Ma in altra sede. E quelli che invece godono di quanto accaduto rientrano tra coloro che, periodicamente e a prescindere dall’appartenenza politica, rimangono affascinati dall’uomo solo al comando che esercita il suo potere per denigrare l’avversario politico. Non vedo molte differenze tra coloro che idolatrano Conte per l’atteggiamento che ha tenuto ed i fans del “Capitano”.

Ma c’è dell’altro. Ciò che più si è apprezzato di Conte sino ad oggi è stato il suo stile. La politica, anche grazie al suo operato, pare aver ritrovato negli ultimi tempi un briciolo di dignità, di rigore, di compostezza. E questo è fondamentale per il nostro Paese, per arginare la deriva cialtrona che i noti politicanti hanno determinato. Conte non può quindi cedere alle provocazioni, abbassarsi al livello di coloro che non aspettano altro che tornare a giocare su quel terreno, l’unico sul quale sono competitivi. Il terreno del nulla, dell’incompetenza, dell’ignoranza. In quel campo Conte è destinato a soccombere ed insieme a lui le legittime aspettative di milioni di italiani che sperano di non dover tornare ad assistere in futuro all’ignominioso spettacolo del Papeete.

La politica è una cosa seria e noi abbiamo bisogno di riferimenti altrettanto seri.

Diamo comunque a Giuseppe Conte una seconda possibilità, archiviamo questo episodio come uno spiacevole “scivolone” perché in fondo non è facile avere a che fare con personaggi come Salvini e Meloni, pronti a dire tutto ed il contrario di tutto pur di accaparrarsi consensi e pecoroni che li seguano.

Ma una raccomandazione è d’obbligo:

Presidente, nel teatrino della politica Lei continui a recitare la parte della persona seria. Di pagliacci ne abbiamo già abbastanza.

 

Scritto da: Fabrizio Ricciardi