Tweets, attacchi ai media e campagne diffamatorie: Bolsonaro e il metodo Trump a discapito della stampa tradizionale e degli avversari politici.

A gennaio ho ricevuto una serie di messaggi WhatsApp secondo i quali, a detta degli esperti, nel giro di cinque giorni avrebbe avuto luogo il “fenomeno dell’ equinozio”, con un’ondata di caldo sopra la media. Per evitare il forte colpo di calore, privo di sintomi secondo il testo del messaggio, le persone dovevano rimanere in casa.

E’ noto però che l’equinozio di Primavera nel sud dell’emisfero avviene solo alla fine di Marzo e i sintomi del colpo di calore sono disponibili sul sito del Ministero della salute.

Questo esempio, apparentemente innocuo, sintetizza efficacemente quello che sta succedendo in Brasile – e forse nel mondo – in questi mesi: la diffusione di notizie false tramite i social media. È incredibile come si possa credere a notizie come questa, che non citano alcuna fonte affidabile o non sono veicolate da mezzi di stampa ufficiali. Tuttavia, in un paese con 200 milioni di abitanti, un basso livello di istruzione (nel 2016, il 51% della popolazione in età adulta aveva il diploma di scuola elementare) in cui WhatsApp ha 120 milioni di utenti, le notizie false si diffondono molto rapidamente. Allo stesso tempo negli ultimi anni le agenzie di “fact checking” sono diventate sempre più diffuse, ma queste non riescono ad indagare la veridicità delle informazioni con la stessa velocità né a raggiungere un numero di persone così esteso.

A ciò si aggiunga il crescente discredito della stampa tradizionale, favorito proprio dal Presidente. Bolsonaro usa gli stessi metodi del governo di Donald Trump, ovvero tweets e attacchi ai media. La formula sembra essere questa: si annuncia una misura controversa su Twitter o in conferenza stampa, lasciando poi che la stampa faccia riecheggiare l’argomento. Se le critiche sono troppe il governo fa un passo indietro, minando così la credibilità della stampa. Durante il primo mese di governo, Bolsonaro e il suo team hanno rilasciato dichiarazioni e poi ritrattato almeno dieci volte, con una modalità che i giornali hanno definito il “Moonwalk di Bolsonaro”.

Appena prima del secondo termine delle elezioni presidenziali, Folha de S.Paulo – un’ importante testata giornalistica – ha pubblicato un articolo che spiegava come unzionari legati a Bolsonaro stessero usando la messaggistica di massa contro il Partito dei Lavoratori (il partito del leader dell’opposizione, Fernando Haddad). La diffusione della notizia ha provocato attacchi ai social media dell’autore e ha creato ancora più fake news (come quella della condanna del giornalista a pagare una multa di 200.000 reais a titolo di risarcimento). Dopo essere stato eletto, Bolsonaro ha dichiarato che avrebbe tagliato i fondi federali destinati ai giornali. Se qualche notizia non gli fosse piaciuta avrebbe tirato fuori l’asso dalla manica, dicendo che la stampa stava pubblicando notizie false.

bolsonaro prospettive

Tuttavia il bersaglio delle sue accuse è ben preciso, e non riguarda tutti i canali. Eletto come favorito, Record, il canale tv che appartiene al vescovo Edir Macedo, fondatore della Chiesa Universale del Regno di Dio e apertamente a sostegno di Bolsonaro già durante la sua campagna, ha realizzato molte interviste esclusive con il Presidente e il suo rampollo. Mentre era a Davos per il Forum mondiale dell’economia, Bolsonaro ha concesso un’esclusiva al canale, dopo aver annullato, con pochissimo preavviso, una conferenza con la stampa internazionale.

Il Presidente ha dichiarato di essere malato, dando però l’impressione di voler evitare i commenti sulle accuse di corruzione mosse al figlio, il senatore Flávio Bolsonaro.

Il “ragazzo” trentasettenne è indagato con l’accusa di aver incassato parte del salario dei suoi consiglieri. È sotto i riflettori anche per aver impiegato nel suo ufficio la madre e la moglie di un presunto leader di un’organizzazione criminale, un ex ufficiale di polizia, Adriano da Nóbrega, sospettato di essere coinvolto nell’omicidio della consigliera Marielle Franco.

Mentre Bolsonaro era a Davos, il suo account Twitter è stato coinvolto in un’altra controversia. Jean Wyllis, gay, attivista per i diritti LGBTQI, eletto al suo terzo mandato come membro del Congresso, ha lasciato il Brasile dopo ripetute minacce di morte. Durante le elezioni e nel breve periodo del governo di Bolsonaro, il parlamentare è diventato uno degli obiettivi preferiti dei messaggi a catena su WhatsApp.Tra le tante menzogne che hanno shockato le tradizionali famiglie brasiliane, la gente diffondeva voci come: Jean Wyllis era a favore della pedofilia; ha sostenuto un disegno di legge per regolare il matrimonio tra uomini e animali; ha proposto di modificare la Bibbia per tagliare gli estratti omofobi; oltre al famoso “kit gay” che verrebbe distribuito nelle scuole per insegnare ai bambini come fare sesso e diventare gay. Lo stesso giorno che Wyllis annunciò la sua partenza, l’account Twitter di Bolsonaro recitava “bel giorno”, riferendosi “naturalmente” alla sua missione compiuta a Davos.

Se da un lato Bolsonaro combatte apertamente la stampa, dall’altro il suo vice, il generale Hamilton Mourão, cerca di attrarre la simpatia dei giornalisti. Anche su Twitter Mourão “ha ringraziato per l’attenzione e ha riconosciuto la dedizione, l’entusiasmo e lo spirito professionale” dei giornalisti che lo hanno accompagnato quando era alla presidenza. Ma la luna di miele non era destinata a durare molto. Mourão ha colto l’occasione per firmare un decreto per modificare la legge sull’accesso alle informazioni. Questa legge del 2012 offre gli strumenti per consentire a qualsiasi cittadino di ottenere informazioni pubbliche da enti governativi. Con il nuovo decreto anche i funzionari temporanei avrebbero potuto classificare le informazioni conferendo un grado di segretezza e rendendole pertanto riservate per 25 anni.

Il decreto avrebbe consentito inoltre di delegare tale competenza a presidenti di agenzie federali, società pubbliche e a capitale misto. È vero che la legge stabilisce criteri per classificare come riservate le informazioni, come la minaccia alla società o alla sicurezza dello Stato. Il punto è che più persone – circa 200 – avrebbero avuto la prerogativa di decidere quale fosse o meno una minaccia, un potere che in precedenza era riservato solo al presidente, al vicepresidente, ai ministri, ai comandanti delle Forze armate e ai capi di missioni diplomatiche permanenti. Perché questa legge è stata modificata in così poco tempo? (Secondo il governo, avrebbe evitato che ad aprile si verificassero dei problemi, per la scadenza del periodo di riservatezza delle informazioni classificate come ultra-segrete).

Il 19 febbraio la Camera dei Deputati ha annullato il decreto. Il senato sta analizzando il testo. Come sancito dalla Costituzione, il Congresso ha potere di controllo sugli atti dell’esecutivo. Più che una vera preoccupazione per l’accesso alle informazioni, questa sconfitta governativa, con 367 voti contrari e 57 a favore, è un messaggio sul sostegno alla riforma della sicurezza sociale proposta dal Congresso il 21 febbraio. Ma questa è un’altra lunga storia.

Autrice: Marta Valim