Non è solo la padronanza tecnica, indiscutibile. A sorprendere è soprattutto la sensibilità con cui Amir Gwirtzman sembra parlare ai suoi strumenti e con il pubblico, condotto dolcemente a vivere un’esperienza sensoriale carica di spiritualità.

L’anima del duduk armeno, con la quale si apre il concerto, annuncia l’arrivo di qualcosa, o di qualcuno. È una giornata di festa, ci si accinge a pregare, non importa secondo quale rito o tradizione. E’ semplicemente l’attesa di un momento sacro, intimo ma condiviso. L’incontro con la tradizione balcanica, gipsy e turco-ottomana  dei due pezzi successivi ci immerge del tutto nella maestria del suo stile. I suoni vengono registrati dal vivo uno per uno, creando un’armoniosa sovrapposizione di ritmi e culture che diventa sempre più incalzante. 

Sassofoni, clarinetti e flauti incontrano la vuvuzela africana e lo shofar israeliano. All’improvviso riconosciamo il linguaggio che usano per comunicare, quello che gli suggerisce Amir. Classici della musica jazz, che trasformano la pinacoteca San Domenico in una grande pista da ballo, in una strada, in una casa sperduta nelle colline, dove tradizioni culturali e odori diventano percepibili senza bisogno di molta immaginazione.

Come ogni festa che si rispetti c’è un nostalgico finale e una goodbye song, ma prima Amir scalda l’atmosfera con ritmi ispirati al latin mambo e con una sorprendente fusione tra musica balcanica e New Orleans jazz. Si uniscono strumenti a percussione, il battere le mani degli spettatori viene registrato con la loop station e l’artista, che letteralmente danza insieme ai suoi strumenti, diventa un’anima sola con il pubblico.

Amir Gwirtzman inizia il suo progetto solista Inhale-Exhale nel 2009, esibendosi da solo circondato da più di venti strumenti a canna e a fiato. Ha presentato il progetto nella sua città natale, Tel Aviv, successivamente a Manila, durante il Festival Internazionale del Jazz e delle Arti Filippine, e in tutto il Sud America. Ha eseguito Inhale-Exhale in Louisiana, al B.B. King Museum di Indianola, Mississippi, e alla Jazz Hall of Fame di Tulsa, in Oklahoma, oltre a concerti, masterclass, workshop e conferenze in molte università, scuole, chiese e templi.

Nel novembre 2010 ha pubblicato il suo album di debutto da solista, che prende il nome dal suo progetto, e nel 2011 è stato invitato a visitare nuovamente il Sud America grazie al successo riscosso. Il suo tour del 2011 è culminato con uno spettacolo a New York City e con un contratto di distribuzione con la Virtual Records. Da allora ha eseguito Inhale-Exhale in tutto il mondo.

Ascoltando l’antica musica popolare percepisci legami fortissimi tra i Paesi. Non c’erano telefoni, radio, eppure musiche provenienti da luoghi lontanissimi si assomigliano molto. Siamo tutti molto più vicini di quanto si possa immaginare, c’è qualcosa nello spirito umano che unisce nonostante le differenze linguistiche, religiose, culturali..”

Il messaggio è chiaro, “la musica è ponte tra popoli e culture”, e a Fano Jazz, Amir Gwirtzman ci ha sorpreso capaci di assaporare lo spirito del mondo.

Autrice: Claudia Giacomini
Foto: Mirko Silvestrini
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