Mi chiamo Sulaimon.

Ho 25 anni. Sono un ragazzo giovane e magro con i capelli neri. Vengo dalla Nigeria, Africa.

I miei genitori hanno dato alla luce 5 figli e io sono l’unico maschio. Frequentavo la Oduduwa Senior Secondary School, corso di economia e commercio.

I miei genitori sono sarti ed io li ho sempre aiutati nel lavoro, sin da quando ero piccolo. Non c’è niente che ami fare di più, sin dall’infanzia.

Nel mio paese diverse persone raccontavano bellissime storie sulla vita all’estero, ma io non ci pensavo. Non avevo mai immaginato di poter andare in Europa perché amavo il mio lavoro e tutto sommato stavo bene in Nigeria.

Un giorno mio padre però si ammalò. Pensammo si trattasse di una malattia passeggera, gli comprammo dei medicinali ma invece di guarire, peggiorò. Io e mia madre lo abbiamo dovuto portare in ospedale, non pensavamo che la sua malattia gli avrebbe impedito di alzarsi dal letto.

Dopo alcuni mesi, i dottori ci dissero che non erano stati capaci di trovargli la cura. Le avevano provate tutte. Ci dissero quindi di andare dal guaritore tradizionale. Ci affidammo a lui, ma non riuscì a fare niente.

È così che noi perdemmo nostro padre.

Dopo la sua morte tutto diventò più difficile. Inoltre avevamo speso tantissimi soldi per delle cure inutili.

Mia madre chiese una mano alla famiglia di mio padre, infatti lui aveva diverse proprietà nel villaggio dove era nato.

La sua famiglia però rifiutò di dividere con noi queste proprietà. Ci trattarono come schiavi. Così perdemmo anche nostra madre a causa di queste dispute sulle proprietà. Io scappai immediatamente dopo l’attacco di quegli uomini armati e ho provato a ricostruire la mia vita fuori dalla Nigeria.  Io amo la mia vita e non credo nella polizia nigeriana. Sono i primi ad essere corrotti e non volevo che la mia famiglia ricevesse ulteriore umiliazione.

Mi ritrovai a Sabah, in Libia. Non avevo idea di che genere di vita passasse la gente da quelle parti, tutto quello che volevo inizialmente era di trasferirmi lì e sistemarmi. La vita in Libia è invece un inferno perché non esiste giustizia e migliaia di neri come me stavano in prigione senza alcun motivo e spesso venivano uccisi. Per questo motivo ho deciso di fuggire, non potevo continuare a vivere in costante pericolo. A dire il vero, non riesco proprio a immaginare in che modo una persona con un briciolo di buon senso possa vivere in questo paese.

Essere in Italia è il mio miglior ricordo e la gioia più grande che porto nel cuore. Sono al settimo cielo. Tutto qui è bellissimo. Il clima è fantastico e la maggior parte delle persone sono affettuose e accoglienti. L’Italia mi ha dato una possibilità per sperare ancora in un futuro migliore e sto cercando giorno dopo giorno di fare del mio meglio affinché accada.

L’unico problema che devo affrontare e che disturba i miei pensieri è il lavoro. La mia vita è un po’ noiosa perché non ho molte cose da fare invece sono stato educato a darmi sempre da fare grazie all’esempio dei miei genitori che erano dei gran lavoratori. Spero di riuscire ad adattarmi e di cambiare le cose e di superare gli ostacoli. Il tasso di immigrati disoccupati in Italia è molto alto ma spero mi sia di motivazione per inseguire il mio sogno.

Autore: Sulaimon
Foto di: Mirko Silvestrini

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